Domande e risposte

Cosa devi sapere

Le emorroidi sono uno dei disturbi più comuni. Più della metà di tutta la popolazione svilupperà le emorroidi, solitamente dopo circa i 30 anni. Circa tre milioni di italiani soffrono di emorroidi. Normalmente, la persona soffre in silenzio, per un lungo periodo, prima di iniziare una cura. Oggi, le nuove metodiche terapeutiche rimuovono le emorroidi, senza provocare dolore.

Cosa sono le emorroidi?

Vengono descritte comunemente come le "vene varicose" dell'ano e del retto, le emorroidi sono vasi sanguigni ingranditi e sporgenti all'interno dell'ultima parte del retto ed intorno all'ano. Si distinguono due tipi: esterne ed interne, riferite alla loro localizzazione. Le emorroidi esterne si sviluppano vicino all'ano e sono coperte da una cute molto sensibile. Le emorroidi interne si formano all'interno lungo la superficie di rivestimento. La perdita di sangue, durante la defecazione, in assenza di dolore, e la protusione all'esterno sono i sintomi principali. Può anche causare un dolore importante, se una volta avvenuta la protusione dal canale anale, non si riesce a ridurla.

Quali sono le cause delle emorroidi?

Non esiste una causa precisa; la stazione eretta prolungata, tipica della razza umana. Altri fattori includono: - l'età - la stipsi cronica e la diarrea - la gravidanza - l'ereditarietà - l'insufficiente funzione dei movimenti intestinali causati dall'abuso di lassativi - le spinte eccessive durante la defecazione - il trascorrere lunghi periodi di tempo in bagno (per esempio: lettura). Qualunque sia la causa, i tessuti che circondano le vene vengono strozzati; come risultato, le pareti diventano più sottili e facilmente sanguinanti. Persistendo le cause, le pareti delle vene circostanti si indeboliscono e protrudono all'esterno.

Qual'è il trattamento appropriato per le emorroidi?

La maggior parte della sintomatologia può essere alleviata dall'aumento del contenuto in fibre (frutta, verdura, cereali, pane integrale, psyllium, etc.) e in liquidi, nella propria dieta. L'eliminazione di "spinte" eccessive e prolungate riduce la pressione sulle emorroidi ed aiuta a prevenire lo scivolamento all'esterno dell'ano. Con questi accorgimenti, il dolore ed il rigonfiamento delle emorroidi dovrebbero diminuire in un arco di tempo tra due e sette giorni; in particolare, il rigonfiamento dovrebbe recedere completamente in un periodo tra le quattro e le sei settimane. Può essere importante, in queste fasi, la somministrazione di farmaci con azione venotonica ed antiedemigena. In casi di severo e persistente dolore, il medico deve rimuovere il gavocciolo emorroidario contenente il materiale trombotico, con una piccola incisione. Questa procedura eseguita in anestesia locale, in ambulatorio, determina la completa scomparsa della sintomatologia dolorosa. Quando le emorroidi sono importanti, possono richiedere speciali trattamenti, molti dei quali vengono eseguiti con tecniche ambulatoriali, senza la necessità di ricovero né di anestesia. Legatura elastica - il trattamento con anelli elastici ("rubber band ligation") è riservato alle emorroidi interne che protrudono all'esterno, durante la defecazione. Un piccolo anello elastico viene posto intorno al gavocciolo emorroidario, riducendo totalmente l'apporto di sangue. L'emorroide in questione e l'anello, cadono dopo pochi giorni, lasciando una ferita che guarisce in una o due settimane. Questa tecnica ambulatoriale, assolutamente indolore, eseguibile senza anestesia locale, può produrre un lieve fastidio e un modesto sanguinamento. Fotocoagulazione a "raggi infrarossi" e scleroterapia possono essere utilizzati nel sanguinamento importante delle emorroidi interne. Entrambi sono metodi non dolorosi e portano ad un raggrinzamento delle emorroidi. Emorroidectomia e prolassectomia con suturatrice meccanica.
La chirurgia è sicuramente il metodo migliore per la risoluzione definitiva del problema clinico.
E' necessaria quando:
1) si verificano episodi frequenti di tromboflebite emorroidaria esterna
2) i metodi ambulatoriali falliscono
3) c'è un prolasso emorroidario irriducibile
4) nella persistenza del sanguinamento.

Quale intervento chirurgico?

Le emorroidi sono strutture anatomiche che tutti possediamo; sono un fattore di continenza e utili nella discriminazione fine durante il passaggio dei gas e dei liquidi. Devono essere trattate quando diventano malattia emorroidaria. Il tessuto emorroidario perde l'ancoraggio allo strato sottostante e tende a protrudere all'esterno. La causa principale della malattia emorroidaria è il prolasso mucoso del retto (per prolasso si deve intendere uno scivolamento di uno strato superficiale su quello più profondo) che determina la fuoriuscita, dall'alto, delle emorroidi verso l'orifizio anale. Abbiamo quindi una causa (prolasso mucoso del retto) ed un effetto (la malattia emorroidaria). La chirurgia, sino a pochi anni orsono, ha sempre rivolto il suo interesse alla cura dell'effetto, tralasciando la causa, cioè asportando le emorroidi (intervento di emorroidectomia). Questo tipo di intervento è particolarmente doloroso, in quanto con la rimozione, crea delle aree di lesione , che guariscono in 25-30 giorni, ma che per tutto questo tempo devono essere toccate quotidianamente dal bolo fecale. Inoltre può comportare (quando l'intervento è fatto da chirurghi poco esperti) alla facile insorgenza di recidive; è facile sentire dire " tanto le emorroidi ti ritornano". Attualmente, soprattutto da parte di alcuni centri colo-proctologici qualificati, si è invece posta l'attenzione sulla causa (il prolasso mucoso). L'asportazione del prolasso mucoso (prolassectomia mucosa con suturatrice meccanica circolare) avviene mediante una suturatrice meccanica circolare, uno strumento dedicato che rimuove una banda di tessuto mucoso circolare nel retto e mentre taglia, sutura immediatamente. La rimozione di questa banda, ad una certa distanza dall'ano, permette la risalita delle emorroidi verso l'alto, senza più alcuna possibilità di ridiscesa. I vantaggi, rispetto all'intervento tradizionale, sono innumerevoli:
a) assenza di dolore nel post-operatorio, perché non si creano delle ferite,
b) ridottissimo consumo di analgesici, e solo nei primi giorni,
c) riduzione e scomparsa progressiva del sanguinamento,
d) riduzione del volume delle emorroidi,
e) precoce ripresa dell'attività lavorativa e sociale.
E' quindi necessario conoscere un colon-proctologo esperto. L'intervento ha lo scopo di rimuovere o riposizionare il tessuto eccedente che è la causa del sanguinamento e del prolasso. Viene eseguita sotto anestesia (generale o distrettuale) e necessita di un ricovero ospedaliero e di un periodo di inattività. Altri trattamenti includono la crioterapia e la coagulazione BICAP. La crioterapia, popolare circa 20 anni fa, non è più assolutamente raccomandata, causa la forte sintomatologia dolorosa.

Cos'è una ragade anale?

E' una ulcerazione a livello del canale anale distale, che causa dolore, sanguinamento e bruciore.

Quali sono le cause della ragade anale?

La presenza di materiale fecale particolarmente disidratato, che fuoriesce con qualche difficoltà, può causare una lacerazione del canale anale e formare una ragade. Altre cause includono la diarrea e le situazioni infiammatorie dell'area ano-rettale.

Quale è il trattamento appropriato per la ragade anale?

Almeno il 70% delle ragadi anali guarisce con l'ausilio di particolari creme (l'applicazione di pomate contenenti nitroglicerina tra lo 0,2% e l'1%), o con l'uso di dilatatori anali a caldo, e sempre con il rispetto di una dieta ad alto contenuto di fibre (frutta, verdura, cereali, etc.), associati ad una ragguardevole ingestione di liquidi.

Quanto è lunga la guarigione dopo l'intervento chirurgico?

La completa guarigione avviene nel giro di poche settimane, ma il dolore scompare completamente dopo pochi giorni.

Può la ragade portare al tumore del retto?

No!
La persistenza dei sintomi deve essere attentamente valutata e comunque altre situazioni cliniche, oltre alla ragade, possono presentarsi con gli stessi sintomi.

Che cos'è la diverticolosi? Che cos'è la diverticolite?

I diverticoli sono tasche che si sviluppano nelle pareti del colon, di solito nel sigma, o nel colon sinistro, ma possono interessare tutto il colon. La Diverticolosi descrive la presenza di queste tasche. La Diverticolite rappresenta l'infiammazione o le complicazioni di queste tasche.

Quali sono i sintomi?

I principali sintomi della Malattia Diverticolare sono: dolore addominale (solitamente nel quadrante addominale inferiore sinistro), diarrea, spasmo colico, variazione dell'alvo ed occasionalmente, una severa emorragia rettale. Questi sintomi compaiono in una piccola percentuale di pazienti con questa condizione e talvolta sono difficili da differenziare dai pazienti affetti da sindrome da colon irritabile. Diverticolite - un'infezione del diverticolo - potrebbe causare uno o più dei seguenti sintomi: dolore, brividi, febbre, alterazione dell'alvo. Una sintomatologia più importante è presente nelle complicazioni più gravi come, la perforazione, con accesso o formazione di una fistola.

Come si tratta la diverticolosi?

La Diverticolosi e la Malattia Diverticolare, solitamente, opportunamente trattate con una dieta adeguata, e alcune volte con medicine che aiutano a controllare il dolore, lo spasmo colico e le variazioni dell'alvo. Aumentando il contenuto di fibre nella dieta (cereali, legumi, verdure, etc.) - e qualche volta riducendo alcuni alimenti - si riduce la pressione nel colon e queste complicazioni si manifestano più raramente. La Diverticolite richiede una gestione più accurata. Casi moderati possono essere controllati senza ricovero in ospedale; questa decisione deve essere presa dal medico curante. Il trattamento consiste in antibiotici presi per via orale, restrizioni nella dieta e il possibile uso di prodotti che rendano le feci più morbide. Casi più gravi necessitano del ricovero ospedaliero, gli antibiotici verranno somministrati via endovenosa e la dieta sarà limitata. La maggior parte degli attacchi acuti possono essere risolti in questo modo. Il trattamento chirurgico viene riservato ai pazienti con attacchi ripetuti, casi severi o complicati e quando si avverte una debole riposta o, addirittura, nessun miglioramento dopo la terapia medica. Nella pratica chirurgica, di solito una parte del colon - quasi sempre la sinistra o il sigma - viene asportata e il colon è agganciato e anastomizzato, un'altra volta al retto. Un recupero totale può essere prevedibile. Il normale funzionamento dei movimenti intestinali spesso può essere prevedibile. Il normale funzionamento dei movimenti intestinali spesso viene recuperato dopo tre settimane.

Qual è la causa della malattia diverticolare?

Indicazioni fanno presupporre che una dieta povera di fibre, attuata per molti anni causa un aumento della pressione nel colon che porta alla diverticolosi.

Che cos'è la stipsi?

La stitichezza è un sintomo che ha un differente significato per diverse persone. Tante volte si attribuisce alla scarsa frequenza dei movimenti intestinali, ma potrebbe anche riferirsi ad una riduzione nel volume o nel peso, al bisogno di spingere durante la defecazione, alla sensazione di evacuazione incompleta, o alla necessità di clisteri, supposte, lassativi, per "sentirsi" regolari. La maggior parte della popolazione accetta, come criterio di normalità, che l'atto della defecazione possa accedere con una frequenza variabile da tre volte al giorno a tre volte la settimana; ci sono alcune persone che riescono ad andare avanti per una settimana intera senza riferire alcun fastidio, o effetti dannosi. I movimenti intestinali e la defecazione sono regolati anche dalla dieta. La dieta normale in ognuno di noi, include dai 12 ai 15 grammi di fibra per giorno, anche se sono raccomandati dai 25 ai 30 grammi di fibre e circa due litri di acqua al giorno per assicurare il normale movimento intestinale. L'esercizio fisico è consigliato per aiutare il movimento normale del colon. Circa l'80% della popolazione riferisce stitichezza qualche volta nel corso della vita e periodi brevi di stipsi sono normali. La stipsi può essere diagnosticata se i movimenti intestinali e la defecazione avvengono con una frequenza inferiore di tre volte la settimana, durante un arco di tempo molto lungo. La credenza diffusa, che tutti dovrebbero espletare una defecazione almeno una volta al giorno, ha portato all'abuso scriteriato di lassativi. Introducendo con l'alimentazione molte fibre come, crusca, cereali, seme di grano e alcuni tipi di frutta e verdura, si potrà raggiungere la quota consigliata di 25-30 grammi di fibre, raccomandati per l'ottimale funzionamento dell'intestino.

Quali sono le cause?

Ci potrebbero essere parecchie, o simultanee cause per la stipsi, includendo un inadeguato apporto di fibre ed acqua, una vita sedentaria e variazioni ambientali. La stipsi può essere accentuata durante un lungo viaggio, nel periodo della gravidanza o da cambiamenti nel regime dietetico. In certe persone può anche essere causato dal rimandare ripetutamente l'atto della defecazione. Le cause più serie di stipsi includono la crescita di neoformazioni o di restringimenti all'interno del grosso intestino, per questo motivo è molto prudente consultare un chirurgo colo-rettale quando la stipsi persiste per un certo tempo. La stipsi è, se pur raramente, un sintomo di sclerodermia, lupus, disordini del sistema nervoso o endocrino, incluso le malattie tiroidee, la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson, i traumi da midollo spinale.

Ci sono farmaci che determinano la stipsi?

Sì! Molti farmaci di uso comune possono causare o peggiorare la stipsi; tra questi includiamo: antidepressivi, tranquillanti e altre medicine psichiatriche, anti-ipertensivi, farmaci che contengono ferro e alluminio, come negli antiacidi. Inoltre, molta persone che non ha problemi di stipsi all'origine, possono diventare dipendenti dai lassativi, per la falsa credenza di assicurare una defecazione una volta al giorno e determinare, in un lungo periodo, una stipsi da abuso di lassativi.

Quando è giusto andare dal medico per problemi di stipsi?

Per qualsiasi cambiamento nella frequenza della defecazione - aumento o diminuzione, dimensione della massa fecale, o un'aumentata difficoltà nella fase terminale dell'evacuazione - è raccomandabile avere un suggerimento medico. Quando i sintomi della stipsi persistono per più di tre settimane è opportuno incontrare il proprio medico curante. Se invece, si notano alcune tracce di sangue nelle feci, consultate immediatamente il vostro chirurgo colo-rettale.

Come si fa a determinare la causa?

La stipsi può essere causata da molti fattori, ma è molto importante identificarli, in quanto ogni causa ha un trattamento specifico. Il vostro medico vi controllerà per qualsiasi variazione anatomica, come nel caso della presenza di neoformazioni o restringimenti (stenosi) all'interno del colon. L'esplorazione digitale della zona ano-rettale è, solitamente, il primo ed importante passo. E' relativamente semplice e può essere un indizio probante a scoprire la causa. L'indagine endoscopica del grosso intestino, mediante Colonscopia o lo studio radiologico, mediante Rx-Cisma opaco escludono la presenza di condizioni serie (che determinano stipsi), come polipi, tumori e la malattia diverticolare del colon. Se viene evidenziato un problema anatomico, la terapia è rivolta a correggere questa anormalità. Altri esami diagnostici possono identificare particolari cause funzionali. Per esempio, lo studio del tempo di transito intestinale: il paziente viene invitato ad ingerire alcune capsule, contenenti markers radio-opachi, che evidenziano nelle radiografie eseguite nei giorni successivi, al fine di determinare l'eventuale esistenza di rallentamenti nell'attività muscolare della parete intestinale. Specifici esami indagano la fisiologia della zona ano-rettale. Questi esami possono includere la valutazione dei riflessi della muscolatura dell'area ano-rettale, che condizionano l'atto della defecazione (Manometria Ano-Rettale - si usa un piccolo catetere di plastica), o una radiografia per valutare la funzione della giunzione ano-rettale durante la defecazione (Rx-Defecografia). In molti casi, però, non si riesce ad identificare alcuna causa, sia anatomica o funzionale e il problema della stipsi rimane irrisolto e viene definita "idiopatica".

Cosa devi sapere

La prolassectomia mucosa rettale con Stapler ha l'obbiettivo di rimuovere il prolasso mucoso del retto che è la causa del prolasso emorroidario. Sino ad ora la chirurgia tradizionale, si è posta come obiettivo la asportazione delle emorroidi prolassanti, senza prendere in considerazione la causa, cioè il prolasso mucoso rettale, situato immediatamente al di sopra delle emorroidi.

Quali vantaggi?

L'intervento viene condotto sulla mucosa rettale sana, riposizionando nello stesso tempo il prolasso emorroidario nella sua posizione originale. Non si crea alcuna ferita perianale nè lungo il canale anale. Di conseguenza l'assenza di ferite, non determina una sintomatologia dolorosa importante. Infatti il paziente non usa analgesici e si assiste costantemente ad un precocissimo ritorno alle attività sociali e lavorative.

E' un emorroidectomia?

Emorroidectomia vuol dire asportazione delle emorroidi. L'intervento di prolassectomia non rimuove le emorroidi. Infatti queste strutture anatomiche sono importanti ai fini della discriminazione del passaggio dell'aria e dei gas, rappresentano il 20% del meccanismo della continenza fecale. E' importante ricordare che il 30% dei pazienti sottoposti ad emorroidectomia possono avere a distanza di tempo, un'alterazione nel controllo della funzione anale.

Come si conduce l'intervento?

L'intervento può essere condotto in anestesia spinale o in generale. Dura circa 30 minuti. Nelle strutture organizzate può essere eseguito in regime di day-surgery, senza la necessità di trattenersi una notte in ospedale.

Cosa sono i condilomi anali e perianali?

Sono di facile riscontro e si presentano come piccole escrescenze biancastre nella zona perianale. Si possono riscontrare anche sulla cute delle zone genitali. Si accrescono progressivamente, sino a diventare delle dimensioni intorno ad cm-1-2 di diametro. Solitamente non causano dolore, il prurito è assente. Può essere presente un modestissimo sanguinamento.

Da dove originano i condilomi?

Sono causati dal HPV (Human Papilloma Virus), che è relativamente contagioso. Il virus si può trasmettere da persona a persona, abbastanza facilmente per un contatto diretto.

E' sempre necessario asportare i condilomi?

Si. Se non vengono rimossi, i condilomi diventano più grandi e possono moltiplicarsi, diventando numerosi. Inoltre, rappresentano una lesione pre-cancerosa; infatti possono trasformarsi in neoplasia se vengono lasciati non trattati per lungo tempo.

Quali sono le terapie disponibili?

In caso di piccoli condilomi, localizzati sulla superficie cutanea intorno all'ano, possono essere trattati con creme o gel (tipo imiquinod), che possono essere applicati direttamente sulla superficie della lesione. Questo metodo, apparentemente facile, dovrebbe essere eseguito da un medico o da una persona esperta, al fine di prevenire una lesione sulla cute sana. Richiede molte applicazioni per tempi prolungati, oltre ad essere relativamente costosi.
L'altra modalità è la distruzione completa della lesione mediante l'uso della cauterizzazione elettrica, o la rimozione chirurgica o, come spesso avviene, combinando le due metodiche. L'impiego del laser non porta ad alcun vantaggio nei confronti di questi trattamenti. Queste metodiche garantiscono un risultato immediato eccellente, eliminando tutte le lesioni visibili. Devono essere condotte, generalmente, in anestesia locale, o, molto più raramente, in anestesia generale, in rapporto al numero ed all'esatta localizzazione delle lesioni.
I condilomi localizzati lungo il canale anale non possono essere trattati con creme o medicazioni, ma solo mediante la rimozione chirurgica e la cauterizzazione.

Bisogna essere ospedalizzati per il trattamento?

No, non è necessario. La cauterizzazione e l'escissione chirurgica possono essere effettuati in regime ambulatoriale, ed il paziente può ritornare a casa subito dopo l'intervento.

Quanto tempo bisogna stare lontani dal lavoro?

Dipende dalla situazione clinica individuale e dalla estensione delle lesioni condilomatose rimosse. La maggior parte dei pazienti ha un senso di "discomfort" per alcuni giorni, è presente prurito e modesto dolore. Essendo in rapporto con l'estensione della malattia, alcuni pazienti ritornano a lavorare il giorno dopo, mentre altri rimangono a casa per molti giorni.

Si cura in una sola seduta?

Sfortunatamente, sono necessarie alcune sedute di trattamento. Il chirurgo asporta ciò che vede e dopo l'asportazione, nuovi condilomi possono svilupparsi in aree perianali precedentemente intatte. I virus che causano i condilomi, possono convivere nei tessuti e la cute apparire normale; infatti il periodo di incubazione può superare i sei mesi, prima di sviluppare le lesioni visibili. In questo caso, queste nuove lesioni non possono essere interpretate come recidive, in quanto le aree compromesse non sono mai state trattate. Appena si sviluppano i nuovi condilomi, devono essere trattati al più presto mediante cauterizzazione.

Quale deve essere il periodo di sorveglianza?

I controlli devono essere organizzati ogni due settimane nel primo mese e poi mensilmente, per almeno i primi sei mesi. E' importante inoltre avere la conferma istologica della natura della lesione ed effettuare sul prelievo rimosso un'indagine di ibridizzazione, per la ricerca del sottogruppo responsabile nell'ambito della famiglia dei papovavirus.

Cosa bisogna fare per evitare nuove infezioni?

In alcuni casi, le lesioni condilomatose possono recidivare ripetutamente, anche dopo un trattamento che apparentemente ha avuto successo, poiché il virus responsabile persiste nei tessuti "ospiti" in uno stato dormiente. Al fine di evitare le recidive e le reinfezioni, si consiglia:
- Una costante osservazione per parecchi mesi, al fine di avere la certezza della completa eradicazione del virus.
- Astenersi dai rapporti sessuali con persone affette da condilomatosi anale o genitale. Si consiglia la valutazione del proprio partner e l'uso di profilattici, durante il rapporto sessuale.